Il gufo ed il piccione

Triste sorte è la mia! – si lagnava un vecchio gufo. – Sono carico d’anni e di malanni, sono tutto un dolore, pieno di crucci, solo, abbandonato. Nemmeno l’ultimo degli uccelli ha mai messo la punta del becco in casa mia per confortare, sia pur un attimo, la mia solitudine e la mia tristezza.
Un piccione lo intese e gli volò presso.
– Poveretto – gli disse – sono proprio dolente per voi. Ma non riesco a capire come mai un gufo della vostra età non abbia moglie, figli, nipotini, parenti. Non vi siete dunque sposato?
– Sposarmi? – brontolò il gufo. – E perché? Per crearmi dei grattacapi? Oh, lo so che cosa vuoi dire sposarsi! Legarsi a una fraschetta che mi avrebbe fatto ingoiare rabbie e rabbie, e riempito la casa di figli chiassoni, capricciosi, bugiardi, sconoscenti, e impazienti che io morissi per metter le zampe sull’eredità. Parenti? Non ne ho e non ne desidero; e se li ho, non li ho mai visti ne desiderati: sono esseri insaziabili, prepotenti, rissosi; non usano cortesie se non a coloro da cui sperano di ereditare, e ancóra le usano a patto che non li si faccia aspettar troppo!
– Non la penso come voi – disse modestamente il piccione; e aggiunse: – Almeno avrete degli amici. Essi sono come una famiglia per coloro che ne sono senza.
– Gli amici? – replicò l’arcigno gufo. – Gli amici? Ho conosciuto due gufi che, dopo quindici anni di fraterna amicizia, si sono reciprocamente sgozzati per il cadavere di un sorcio! All’amicizia credo ancóra meno che alla parentela.
– Ma dunque, – disse il piccione – in nome del cielo, dunque voi non avete mai amato nessuno?
– No, davvero! – s’inorgoglì il gufo.
– E allora – concluse il piccione – allora, mio caro, di che cosa vi lagnate? E volò via

La creazione del gufo

Narra la leggenda popolare che, Dio, creò il mondo con tutti gli animali, ma che poi, riguardando il gufo, un po’ si pentì di averlo fatto così strano, con occhi così grandi, abitudini bizzarre e notturne. Allora, gli volle fare un grande dono: sarebbe diventato l’animale della buona sorte, quello che avrebbe sempre portato con se i buoni auspici per migliorare la vita di coloro che se lo sarebbero tenuto vicino, senza averne paura. Così si racconta anche in una antica filastrocca popolare di montagna:

Gufo, gufo della notte scura, che porti via fame e paura.. veglia su tutte le nostre genti, vecchi, bimbi e sugli armenti. Col tuo canto, che può far paura,  proteggi gli amici con madre natura… Fate, gnomi fastidiosi folletti, non potranno più farci dispetti.”

Ecco perché la presenza di uno o più gufi in una casa, recherà ottimi e profondi auspici di buona salute e allegra fortuna!